Le Pene
Le Pene è un romanzo autobiografico di Nardo da Imovane. Considerato la sua opera principe, è riconosciuto come il romanzo della Generazione Spezzata, quegli individui che, come Nardo, hanno vissuto il traumatico passaggio dall'Impero Agateo ad Azar.
Composizione
Nardo compose i diari che avrebbe poi organizzato ne Le Pene fra il 3391, due anni dopo il suo arrivo nei Mille Principati come esule agateo, e il 3410, l'anno del suo "secondo e più pieno risveglio". Pur riflettendo una scrittura originale quasi sincronica, Le Pene ha una struttura prevalentemente retrospettiva, dove gli eventi passati sono costantemente riletti sotto la lente di una saggezza più tarda, ma senza perdere la lucida prospettiva sul pensiero e il sentimento di quei momenti.Edizione
La prima edizione de Le Pene, presso Yerata, fu pubblicata nel 3414, dopo che Nardo aveva incontrato considerevoli difficoltà nel trovare un editore interessato; il genere dei "diari della Rivoluzione", nel quale fu inizialmente classificato il romanzo, era considerato in quel momento già inflazionato, e vi era una considerevole diffidenza verso gli ex-membri del clero del pantheon agateo. La prima tiratura fu limitatissima, ma riscosse un successo sproporzionato, spingendo l'editore a chiedere a Nardo una versione riveduta e ampliata. Nardo lavorò alla seconda edizione con passione certosina, impiegando oltre due anni, rivedendo la cronologia e includendo mappe dettagliate e numerose note. È questa versione che è divenuta canonica.Vicenda
La Fuga a Ovest
Le Pene inizia nella notte del 13 Eptas 3389. Nardo, monaco archivista della chiesa di Pelor, è stato inviato dai suoi superiori al servizio della corte di Lord Ramante, nobile agateo con importanti legami famigliari nei Mille Principati. Nardo vive da settimane in uno stato di shock: le chiese del Pantheon agateo sono a pezzi, con i loro stessi dei uccisi o esiliati per mano di terribili ribelli; sembra solo questione di tempo prima che l'Impero stesso venga inghiottito dall'oscurità. Lord Ramante ha appena svelato a Nardo che intende evacuare la propria corte presso parenti nei Mille Principati. Nonostante le sue proteste, Nardo si sente obbligato a obbedire al proprio signore e, con il caos che domina, non ha comunque modo di chiedere istruzioni ai suoi superiori. La sera della partenza, Nardo osserva le file di esuli che affluiscono al porto di Leiken, tutti in cerca di un'imbarcazione per scappare il più lontano possibile; osserva le oscenità e violenze che avvengono nella contrattazione per i posti, perfino nella semplice lotta per la precedenza lungo la strada. Imbarcatosi col suo signore, Nardo è per mare quando la capitale, Agatha viene fulmineamente espugnata e annichilita. Nonostante la distanza, il contraccolpo magico e psichico raggiunge la piccola flotta di Lord Ramante; uno dei mozzi tenta di dare fuoco alla nave e viene ucciso sul posto. L'immagine del mozzo che sprofonda nelle acque, gettato fuoribordo per paura che perfino il cadavere potesse essere contaminato, impressiona profondamente Nardo. Quattro giorni dopo, navigando sotto cieli cupi e rifuggendo il contatto con altre imbarcazioni, la flottiglia sbarca a Zonkretil, in un porto affollato di fuggiaschi agatei. Qui Nardo apprende la notizia della distruzione di Agatha e di un'invasione su larga scala di eserciti non-morti. Al seguito di Lord Ramante si reca alla corte dei Rakotil, la dinastia regnante dell'isola, dal cui favore ora dipende il destino degli esuli. I Rakotil si mostrano freddi, ordinando che gli esuli costruiscano un camp separato dall'abitato; solo ai signori e a membri scelti delle loro corti è permesso soggiornare, come ospiti, presso il palazzo del Visconte.La gioventù di Nardo
A questo punto la vicenda si interrompe e Nardo avvia, invece, un lungo excursus sulla sua gioventù. Figlio di un mercante di pelli col centro dei suoi affari a Valenhal, Nardo odiava il padre e il suo meschino (agli occhi di Nardo) attaccamento alle ambizioni d'affari. Il giovane Nardo esibisce un'irrequietezza spiriturale che lo porta a cercare la purezza degli alti rilievi; si unisce a una compagnia di scalatori che si cimentano in scalate sempre più ardite, fino a tentare il pericoloso avvicinamento alla Breccia di Holdyn. Affrontando i pericoli dell'energia elementale incontrollata, Nardo ha un risveglio spirituale: si accorge che i mortali sono fragili di fronte agli enormi poteri del Multiverso, e che solo gli dei possono offrire protezione e guida adeguate. Rompendo col padre, Nardo entra in monastero, votandosi a Pelor. Riconosciuto per la sua meticolosità, Nardo è adibito al servizio d'archivio, prima presso templi minori, poi per un periodo presso il Gran Templio dell'Alba a Eastgate. Guardando a quegli anni in retrospettiva, Nardo si descrive come un giovane assorbito interamente dalla chiesa, dal suo pensiero e dai suoi bisogni, slegato persino dalla realtà dell'Impero e fondamentalmente incurante, se non propriamente ignorante, di contraddizioni e difficoltà montanti.La corte dei Rakotil
Il racconto torna a questo punto al presente, con Nardo appena giunto alla corte Rakotil nell'entourage di Lord Ramante. La corte è affollata di esuli agatei e freme, nei primissimi giorni, dei racconti che nuovi esuli portano, mentre le comunicazioni magiche con l'Impero diventano sempre più disturbate. Prima ancora che si assesti una nuova normalità, la corte è scossa dall'ennesimo disastro: un terribile maremoto investe il porto, distruggendo la gran parte delle imbarcazioni ormeggiate e danneggiando pesantemente le strutture portuali stesse. Solo più tardi Nardo verrà a sapere che è il risultato dell'eruzione della Fossa di Varklops. Il maremoto sconvolge ulteriormente la vita sull'isola e la già fragile comunità di esuli. Anche dopo il passaggio dell'onda principale, il mare rimane burrascoso, i cieli sono squassati da perturbazioni imprevedibili, e non sembrano arrivare più barche; gli incantatori faticano a mantenere le comunicazioni con le altre isole elfiche, e il territorio imperiale è completamente tagliato fuori. La corte si chiude così in sé stessa. Nardo passa i giorni e le notti, anche e soprattutto per mancanza di alternative, in estenuanti conversazioni con gli esuli. C'è chi, come lui, è in uno stato di prostrazione e passività quasi totali; altri, invece, fremono dalla voglia di gettarsi nella contesa contro i "ribelli", termine che rimane in voga anche quando le poche notizie che trapelano indicano che essi hanno stabilito un controllo sempre più forte del territorio agateo. È quest'ultima sconfortante notizia che fa attechire in Nardo il seme del dubbio: se i ribelli hanno potuto non solo distruggere Agatha, ma rimpiazzarne il governo, allora non si può andare avanti a proclami guerreschi e desiderio di restaurazione, senza chiedersi davvero come si sia potuti arrivare fino a questo punto. Tali pensieri, però, trovano scarsa udienza in una corte sempre più dominata dagli interventisti.L'eretico segreto
Il racconto balza avanti di anni, al 3391. Nardo è sempre al servizio di Lord Ramante, divenuto il suo fidato cancelliere. Ramante ha acquistato una residenza di campagna da una lontana parente, trasferendovisi con la sua famiglia; Nardo divide il suo tempo fra quell'eremo di tranquillità e la corte Rakotil, dove si reca spesso per sbrigare gli affari del suo signore e, soprattutto, per la fame bruciante di notizie da casa. Il controllo degli autoproclamati Dei-Eroi, fondatori del nuovo reame di Azar, sembra sempre più esteso ed efficace, con la nascita di una nuova classe dirigente fedele ai loro ideali rivoluzionari. Nardo è confortato da una recente notizia: sembra che gli Dei-Eroi si siano imbarcati nella folle impresa di invadere il Sottosuolo, ritirando le loro guarnigioni non-morte dalle città. Sembra il momento più propizio per una potenziale contro-rivoluzione, eppure Nardo è inquieto. Nei lord esuli, con cui ha a che fare costantemente, constata ormai da anni una crescente tracotanza, una querula rigidità di pensiero che ferma ogni riflessione. Ma più di tutti critica sé stesso: non riesce a dire ciò che pensa a riguardo, pur convinto che sia di vitale importanza, e, anche se si giustifica spesso con la necessità di non mettere in imbarazzo Ramante, in cuor suo confessa di obbedire a un "censore interiore", che gli vieta di dire e spesso di pensare liberamente.La Rivelazione
La routine di Nardo è spezzata dalla diffusione, presso la corte Rakotil, di resoconti sui documenti segreti delle chiese agatee, estratti dagli archivi imperiali e pubblicati su ordine degli Dei-Eroi. Mentre molti li denunciano immediatamente come falsi propagandistici, Nardo ha l'esperienza per capire che si tratta, almeno in buona parte, di autentici. Si tratta dei primi moti del grande processo che sarà poi chiamato la Rivelazione. Nardo scende a questo punto in una fase di attività febbrile. Mentre cerca di assolvere ai propri compiti, sviluppa una fame insaziabile per i documenti pubblicati, che continua ad acquisire in ogni occasione, tentando di non dare nell'occhio. Vi trova occasione di conforto ma anche di grande disappunto: pur essendosi sempre ritenuto uomo di mondo, si trova ad affrontare una realtà, nella storia sacra agatea che gli viene ora rivelata, più compromessa e sfumata di quanto non avesse mai ammesso perfino a sè stesso. Le sue attività non passano del tutto inosservate. Molteplici denunce giungono alle orecchie di Ramante, il quale d'apprima le ignora, poi le nega, infine decide di reclutare l'aiuto del clero di Sheylin, dea solare la cui affinità a Pelor, nelle speranze di Ramante, dovrebbe aiutare a far breccia nell'oscurità che alberga sul suo fidato servo.L'inquisizione e il secondo esilio
Messo alle strette dai chierici, che ricorrono perfino a una costrizione per obbligarlo a parlare sinceramente, Nardo trova per la prima volta un disperato coraggio: confessa a profusione i suoi dubbi, le sue rimozione, le sue delusioni. Tiene per sé solo il dolore e il senso di colpa, che l'incantesimo non lo obbliga a esporre, non essendo direttamente attinenti alle sue attività fra gli esuli; cosa di cui Nardo è molto grato. Forzato a questa esplosiva confessione, Nardo teme di essersi messo in una posizione troppo compromessa; prima ancora di udire il giudizio di Ramante, risolve di offrirsi per una missione commerciale a Rio Tinto, dove Ramante ha degli interessi. Solo dopo aver fatto la proposta capisce che il suo signore non lo avrebbe voluto allontanare; ma ormai è troppo tardi e Ramante acconsente. Così Nardo intraprende quello che chiama il "secondo esilio": dalla corte nobiliare e piccolo centro di Zonkretil, pieno di esuli agatei, alla burrascosa città di Rio Tinto, nell'Ossirand, territorio non certo privo della sua quota di esuli, ma sicuramente ben più variegato e, soprattutto, vicino ad Azar.La coppa della perdizione
A Rio Tinto tinto Nardo trova una situazione che non aveva potuto prefigurarsi. Certamente si era immaginato un ambiente più libero e cosmopolita ma, anche avendone sentito i racconti, non avrebbe mai creduto di trovarvi così tanti veri e propri azaristi. Di fronte all'apera e fiera difesa della Rivoluzione e delle sue partiche, e specie dell'aborrita non-morte, Nardo reagisce ritrovando tutto il disgusto e il fiero dogmatismo della sua formazione. Passa le giornate a dar ordine agli affari di Ramante, nella paura che i suoi nemici alla corte del suo signore vogliano toglierli anche quella posizione; ma le notti, spesso insonni, sono spese in estenuanti ribattiti contro gli azaristi. Anche in questa contesa intellettuale, riflette Nardo, il suo "censore interiore" non è mai soddisfatto: il solo dover continuamente immergersi nelle eresie azariste gli sembra una contaminazione inaccettabile, uno sporcarsi l'anima per il beneficio dei dannati o, peggio, del proprio orgoglio. Gli sembra che tutta la sua vita sarà un rodersi in dubbi irrisolvibili e un senso di colpa che non può nemmeno essere confessato.In terra nemica
A Rio Tinto Nardo passa anni, anni di incessante attivià ma di tremenda solitudine: rifiuta di farsi avvicinare da chiunque, non riesce ad aprirsi con sè stesso e con nessuno, si trascina da un giorno al successivo cercando risposte a domande che fatica persino a formulare. A scuoterlo, per la prima volta da tempo, sono i fatti di Thalassa: una rivoluzione azarista prende il potere in città per quasi un anno, mostrando che il fermento politico e culturale cui Nardo ha partecipato non è solo un fatto della mente, ma imprime i suoi risultati sul mondo. L'anno dopo, mentre Nardo sta ancora riflettendo come dare un senso ai suoi turbamenti, la riscoperta di un passaggio nel Sottosuolo scatena il primo conflitto diretto fra Azar, città delle Patrie Naniche e i Mille Principati, alcuni dei quali si schierano con Azar contro i propri rivali. Gli eventi corrono più rapidi di quanto Nardo possa agire e si trova, per la seconda volta nel giro di poco, a sentirsi in difetto sui tempi: troppo passivo, troppo lontano da ciò che conta. Risolve così di dimettersi dal servizio di Ramante, recandosi un'ultima volta a rendergli omaggio e chiederne il perdono, prima di prendere la via di Azar.Valenhal ancora
Timoroso e certo di trovarsi come un pesce fuor d'acqua, Nardo fa tappa per cominciare a Valenhal, dove suo zio ha preso le redini dell'impresa di famiglia dopo la scomparsa del padre. Nardo era convinto fosse morto di malattia ma, giunto sul posto, scopre che suo padre era stato un irriducibile lealista agateo, giustiziato a seguito di una congiura per reclamare artefatti peloriti. Il sentimento di vergogna che ne deriva a Nardo è quasi insopportabile. L'impatto con Azar è difficilissimo. Più di tutto, la presenza dei non-morti, sempre più ubiquitari specie nelle campagne, e sempre più accettati dalla popolazione locale, gli è sostanzialmente impossibile da accettare. Nardo si trova, così, a ricadere nelle abitudine di gioventù. Riprende le scalate montane e, guidato da un desiderio e dalla speranza di emulare il risveglio spirituale del passato, decide di provare di nuovo l'avvicinamento alla Breccia di Holdyn.Il secondo risveglio
Il viaggio verso la Breccia porta Nardo nel cuore delle valli interne, che trova per molti versi confortantemente familiari, per altri tristemente mutate; anche qui gli odiosi non-morti sono sempre più diffusi nei campi e molti contadini, già all'epoca più inclini ai culti locali che a quelli ufficiali agatei, hanno preso a venerare il nuovo Pantheon, specie la divinità agricola-alchemica Fijit. Ammantato dei suoi pensieri, Nardo intraprende finalmente la salita, lasciandosi alle spalle il mondo abitato e tornando fra la purezza delle nevi baciate dal sole. Il suo spirito, così scrive, danza di una felicità isterica e illusoria, scambiando i bagliori della fredda neve come una promessa del suo vecchio dio esule. Così esaltato, quasi febbricitante, a malapena si accorge che la salita è troppo semplice: i tremendi e imprevedibili venti della Breccia sono troppo quieti. Quando Nardo raggiunge la cima, trova di fronte a sé una vista che lo lascia basito. Lo squarcio nell'aria che ricordava dalla sua gioventù è ridotto e domato, un globo pulsante di venti turbinanti che trascinano l'atmosfera in un circolo regolare attorno alla montagna. Nardo sapeva che gli Dei-Eroi erano intervenuti a stabilizzare la Breccia, ma non aveva mai veramente approfondito cosa significasse; vedendolo, si rese conto che il loro potere non era solo quello di potenti avventurieri e signori di terribili forze militari, ma qualcosa di più fondamentale. Per la prima volta, e solo nel segreto della sua coscienza, Nardo confessò a sé stesso che non ne poteva più negare la vera divinità.Un mesto signor nessuno
Il racconto sincronico si interrompe qui nuovamente, riprendendo anni più tardi. Nardo ha lasciato Valenhal per Yerata. Ha accettato, o almeno così si racconta, di essere un vigliacco: s'è convertito interiormente, ma non lo può ammettere, non può rinnegare la sua storia, e così vive una vita anonima, lavorando come archivista ai margini del Processo di Yerata. Le carte che gli passano per le mani, che testimoniano millenni di artifizi e mezze verità del governo agateo, ormai a malapena fanno presa. Ha seppellito il vecchio sé stesso; di lui spunta ormai, così pensa, a malapena una lapide sbiadita. Senza quasi che se ne renda conto, pensandosi "defunto in attesa di morte", Nardo riprende invece a vivere: si fa amici, una relazione, una figlia (ne arriveranno poi altri due). Quando viene il momento di avviarne l'istruzione, si chiede cosa mai dovrà raccontarle, e si rende conto che ha un mare di risposte, ma tutte nella sua testa. Inizia così a mettere ordine ad anni di appunti privati, tirando le fila degli ultimi due decenni; diventa "archivista di sé stesso". Capisce che ciò che ha messo assieme non potrà mai essere un lascito solo per i suoi figli, che non lo sta scrivendo solo per loro. Inizia la ricerca di un editore e, si rende conto, a quel punto è diventato un azariano vero e proprio: non si scompone di confessare così tanto dolore e confusione degli anni passati, né di far soldi da un'editoria del genere, tantomeno di ammettere che ha riconosciuto la divinità degli Dei-Eroi.La post-fazione
Dalla seconda edizione, il romanzo si conclude con una post-fazione: la storia di come Nardo ha trovato, dopo molte difficoltà, un editore interessato, e di come i circoli intellettuali della chiesa di Brigh gli hanno offerto il suo primo pubblico. Riflette sul successo che ha incontrato e sulla responsabilità, che avverte chiaramente, di fargli onore, migliorando la nuova edizione e rendendola degna di una più ampia diffusione. Dichiara, in particolare, in uno dei passaggi più diffusamente citati, che "questa seconda edizione dovrà essere piena di note, spiegare minuziosamente tutto quanto a me può sembrare oggi scontato; e questo perché sento di dovere questo libro ai contemporanei miei, ma tanto più alle giovani generazioni che così poco hanno conosciuto di quella vita nostra sepolta, da non poter immaginare che sempre la capiscano".Successo e influenza
La seconda stampa andò immediatamente esaurita, così come la terza e la quarta; fiorì un considerevole mercato di copie non autorizzate. Nardo divenne una celebrità letteraria istantanea, un successo che aveva correttamente previsto e per il quale aveva già iniziato a prepararsi. Organizzò rapidamente un tour fra le principali istituzioni letterarie e accademiche azariane, cogliendo l'occasione per invitare a parlare i tanti che si erano riconosciuti nel suo percorso di sconvolgimento, morte interiore e rinascita. Il romanzo divenne rapidamente una pietra miliare della nascente coscienza collettiva della Generazione Spezzata; fu letto da intellettuali e popolani, adattato in spettacoli teatrali e perfino in pezzi per camera funebre. Il suo successo fu tale da oscurare le successive opere di Nardo, che al confronto passarono quasi inosservate.
Type
Text, Literary (Novel/Poetry)
