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Eir Ael

Eir Ael, l'Impero degli Elfi, modernamente l'Antico Impero Elfico, era uno stato elfico del Mar d'Arme con estesi domini coloniali lungo le coste e nel Sottosuolo di Arx.   Una grande potenza magica, Eir Ael era difeso dai suoi eserciti di costrutti e unito dagli eluviani, portali magici che permettevano lo stretto controllo anche dei territori più remoti.   Dopo millenni di dominio, l'Impero cadde preda di sempre più violenti conflitti interiori che, in congiunzioni con rivolte coloniali e invasioni, ne decretarono l'irrimediabile declino e frammentazione. Nell'immediato seguito del crollo, la sua eredità fu oggetto di una furibonda iconoclastia, distruggendo gran parte delle sue tracce materiali e lasciandone la memoria principalmente alle saghe. I Restauratori, un moderno movimento culturale e politico all'interno del mondo elfico, promuove il ritorno di uno stato unitario forte, se non dell'Impero stesso.  
 

Cultura e società

  Il periodo classico dell'Impero, quello più fortemente radicato nell'immaginazione tanto elfica quanto dei popoli confinanti, era caratterizzato dal dominio dei principi-maghi, leader di dinastie arcane entro cui si tramandavano arti e segreti. Ciascun casato possedeva i propri eluviani, la cui posizione e metodi di apertura erano tenuti strettamente segreti, e un proprio contingente di costrutti, la cui infrangibile lealtà al principe era garanzia ultima del suo potere sul casato.   Era questa un società gerarchica ed elitaria, endogamica nel desiderio di preservare il potere dinastico, e paternalistica quando non spesso supremazista verso le altre razze senzienti, definite "caduche" per il loro minore arco vitale. Nel tardo Impero, questo atteggiamento divenne sempre più apertamente dominante e spietato, portando a forme di asservimento dei caduchi scarsamente distinguibili dalla schiavitù.   Era anche un società preda di una paura, via via discendente in paranoia, di essere rimpiazzati: i principi da rivali o ribelli più capaci o sfrontati, gli elfi dai caduchi sempre più numerosi. Col tempo ne emerse una forte predilezione per il sotterfugio, il segreto e il complotto, un'abitudine al cinismo e alla spietatezza resi entrambi più facili da lasciar fare il lavoro sporco ai costrutti, soprattutto quando si trattava di tenere in riga i caduchi.  

Origini

  Gli elfi, originari di Castrovael, giunsero su Arx e altri mondi del sistema astrale, stabilendovi degli avamposti collegati tramite eluviani. In base alle cronache eoxiane, la Guerra delle Lacrime smorzò l'impeto espansivo di questi primi insediamenti che, con la distruzione di Castrovael, si trovarono tagliati fuori. Sembra che solo la comunità elfica del Mar d'Arme sia sopravvissuta.   Si ipotizza che a quegli originali pionieri risalga la forte cultura delle arti arcane poi caratteristica dell'Eir Ael; la nascita di casati nobiliari focalizzati sulla trasmissione delle arti magiche sembra essere stata un modo per garantire il perdura del potere e del prestigio dei maggiori arcanisti, tramite legami di sangue.   Il primo millennio della storia elfica vede la lenta ma totale colonizzazione delle isole del Mar d'Arme, la cui natura viene domata e riplasmata magicamente in un'immagine degli ideali estetici e filosofici degli elfi: un territorio che acquisisce uno stato mitologico per i popoli continentali, con cui ora gli elfi iniziano ad avere contatti sempre più frequenti, andando a creare i loro primi insediamenti stabili fuori dalle isole.  

Periodo coloniale paternalistico

  In questa prima fase di espansione, gli elfi guardano ai popoli continentali dalle vite brevi con un misto di pietà e paziente superiorità. Sono popoli usciti da poco dal ciclo di oppressione e abbrutimento operato dagli aboleth, primitivi rispetto ai sofisticati elfi, specie in fatto di magia arcana.   Si rivelano presto, però, anche estremamente utili. Prolificano molto più rapidamente degli elfi, permettendo di mettere a frutto le terre continentali con una rapidità che sopravanza ogni altra considerazione: chi non entra nel gioco delle colonie di lavoratori caduchi diventa in breve economicamente e politicamente secondario.   Si sviluppa altrettanto rapidamente la convinzione che questo grande potenziale va messo sotto controllo: niente caduchi nelle isole elfiche, se non come servitori temporanei destinati a tornarsene sui continenti; niente insegnamento dell'alta magia ai caduchi che, nelle loro brevi vite, non potrebbero mai sviluppare la saggezza necessaria a un suo benefico uso.  

Consolidamento dei casati principeschi

  L'espansione territoriale richiede una sempre più ampia delega del potere e crea, per i principi delle dinastie arcane, un crescente problema di controllo: come garantire che i propri luogotenenti coloniali non usurpino l'autorità di cui sono investiti, diventando signori indipendenti, magari servendosi dei caduchi sotto il proprio controllo?   Così si consolidano due prassi parallele: il divieto di impiegare i caduchi come soldati, e l'uso in numeri sempre più grandi di costrutti combattenti, la cui lealtà è infrangibile. L'alto costo dei costrutti rende di per sé necessario un sempre più efficace sfruttamento economico delle colonie; allo stesso tempo, la distanza psicologica che crea fra le scelte belliche e la loro cruda realtà permette ai principi di agire in maniera sempre più spietata e spregiudicata.   Emerge rapidamente un ultimo fattore di potere da portare sotto lo stretto controllo dei principi. Un luogotenente coloniale potrebbe, agendo rapidamente, tornare a casa con i costrutti sotto il proprio controllo e, cogliendo il proprio principe di sorpresa, spodestarlo prima che esso possa reagire. Ma questo solo usando la rapida di viaggio garantita dagli eluviani. Così i principi prendono dapprima a porre gli eluviani sotto il proprio controllo, tramite complessi rituali di apertura noti solo al principe stesso; poi addirittura a celarne la posizione, obbligando chi li attraversa a subire l'oscuramento magico dei sensi, in modo che diventi impossibile anche studiare gli eluviani o metterli sotto controllo.  

Paranoia e involuzione

  Diventa, così, proibitivamente costoso fronteggiare apertamente un principe e necessario, invece, procedere tramite sotterfugio e sovversione. La paranoia alimenta sé stessa: più le dinastie diventano brave a proteggere il proprio potere, più cresce la sofisticazione dei mezzi necessari a insidiarlo.   I caduchi non rimangono passivi e sotto controllo come gli elfi avevano sperato. Dissidenti, ribelli, criminali o semplici idealisti contrabbandano i segreti della magia arcana; i caduchi portano avanti i propri sviluppi, i loro numeri crescono anche fuori dalle prospere colonie elfiche, e le ribellioni si fanno più frequenti, capaci e sofisticate.   L'abitudine alla spietatezza, tanto nei subdoli conflitti interni quanto nella repressione coloniale, caratterizza sempre più l'Impero: la necessità pragmatica si confonde con la convenienza e la compiacenza verso l'eccesso e la crudeltà. Una parte della società elfica si ribella contro questa degenerazione, ma fatica a far pesare i propri orientamenti; un'altra parte, invece, sembra abbracciarla sempre più apertamente, trattandola come la nuova normalità.  

Tardo Impero e tracollo

  Le crescente spietatezza della società elfica, perlomeno nelle alte sfere, rende i conflitti sempre più violenti e distruttivi; il controllo coloniale stesso vacilla, sia per la crescente capacità d'indipendenza dei caduchi, sia per la debolezza di molti casati a seguito sia di sconfitte che di costose vittorie nelle lotte intestine.   È in questo momento che i compie la Congiura delle Trame: un complotto interno al pantheon elfico che vede la dea Lolth usurpare col sotterfugio la guida degli dei Ael e, al contempo, i suoi seguaci marchiati di nero asserirsi come autorità in grado di traghettare l'Impero fuori dalla distruttive divisioni di cui è preda.   La promessa si rivela vana. Mentre il complotto divino viene smascherato e porta alla cacciata di Lolth, il crudele ordine imposto dai suoi seguaci scatena una fortissima reazione fra i caduchi, che riescono a montare grandi contrattacchi in grado di annientare le colonie imperiali. I seguaci di Lolth si rifugiano nelle colonie del Sottosuolo, divenendo i drow. Sui continenti, solo insediamenti nascosti e isolati sopravvivono in superficie.  

Iconoclastia ed estirpazione

  Il contraccolpo culturale è fortissimo. Le generazioni successive al tracollo vedono l'Impero come un edificio di corruzione destinato all'autodistruzione. Un violento spirito iconoclasta attraversa la società delle isole elfiche: il desiderio di estirpare anche fisicamente le tracce di quel mondo, elevando invece la natura a fonte di purezza e saggezza. Gli eserciti di costrutti vengono smantellati e messi al bando; gli eluviani, già in gran parte perduti, vengono distrutti o sigillati. Le città imperiali si spopolano, gli edifici abbandonati smantellati pietra dopo pietra. Perfino parlare o scrivere dell'Impero diventa un tabù.   Il mondo continentale, nel tanto, vive il proprio crollo. Il grande successo della rivolta coloniale ha portato anche al collasso economico e politico. Guerre, carestie e pestilenze seguono, con un ruolo non secondario dei drow che, in questa fase, ambiscono ancora a più riprese a riappropriarsi di quelli che considerano propri territori.   Nel giro di un millennio, dell'Eir Aen rimangono sparute rovine, frammenti di cronache spesso cariche di moralismo, e una società elfica che ha votato di lasciarselo decisamente alle spalle, rifuggendo persino il contatto con l'esterno per paura della tentazione di tornare a dominare i caduchi.  

Ricordi e ambizioni

  Millenni dopo, la società elfica isolana si è ricostituita: la tradizione nobiliare è rimasta, ma con un potere frammentario e mutevole, dando vita ai Mille Principati. Gli arcanisti rivestono ancora un enorme prestigio, ma hanno stabilito una cultura di apertura al talento a prescindere dalla provenienza, dando vita a celebrate accademie. Gli eluviani sono perduti, ma gli elfi esplorano: sono diventati abili navigatori. I resti delle antiche colonie sono andati per le loro strade, dando vita a culture proprie e divergenti, in gran parti immemoria dell'Impero.   I caduchi hanno per lungo tempo ricordato gli elfi come crudeli oppressori; poi, man mano che quel ricordo svaniva e i contatti con gli elfi continentali riplasmavano l'immagine di quella razza, la memoria stessa dell'Impero è andata sfumando in mito. Ad oggi ben pochi attribuiscono agli elfi contemporanei una qualche necessaria comunanza con quell'eredità.   Fanno eccezione i Restauratori, un movimento culturale e politico nel mondo elfico che mira, se non al ritorno dell'Impero di un tempo, quantomeno alla rinascita di uno stato elfico forte e unitario. I Restauratori rifiutano il tabù verso i costrutti, specie nell'epoca contemporanea della tecnomagia azariana, e sono particolarmente attivi nella ricerca degli eluviani, sperando che quell'antica tecnica possa rivaleggiare se non superare le capacità dei moderni portali.

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